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| Questo è il suo messaggio: |
La follia della ragione
e le ragioni del cuore
Ebbene sì, mi costituisco pubblicamente: l’iniziativa WWnW l’ho lanciata io!
Tre anni fa – vivo a Napoli ed a Napoli, più frequentemente che in altre città, queste cose capitano piuttosto spesso – subii uno “scippo”; accompagnata al più vicino posto di polizia, dovetti elencare quanto era contenuto nella borsetta che mi era stata sottratta.
A volte non ci rendiamo conto di quante cose abbiamo ne’ del valore che portiamo in giro; fate come me: svuotate la vostra borsa ed elencate a voi stessi, lucidamente, le cose che possedete in essa! Telefono cellulare (qualche volta anche due telefoni), rossetto della migliore marca, portafogli, mai completamente vuoto, carte di credito, libretti di assegni e quant’altro: una fortuna!
Altri generi di “scippi” ho subito, nella mia vita, che spesso mi hanno sottratto cose ma anche sentimenti, condizioni di vita, la fiducia nell’altro (quello più vicino possibile, a volte, quello a cui ti affidi perché pensi che mai ti farebbe del male): la vita è anche questo! Mi sono angosciata nel dolore della perdita, ho sofferto, davvero molto: credo che sia naturale ed umano l’aver pianto le mie perdite. Oggi, però, desidero pensare a quanto ho, non più a quanto mi è stato tolto! Se così non fosse, mi sentirei mischiata ai “sottrattori”, ed in qualche modo, comunque, in quest’epoca disumanizzante, colma di distrazione ed arrivismo, di apparire in vece di essere, ci mischiamo un po’ tutti ai “sottrattori” e così non deve, non può essere. Mai più!
Fermiamoci a pensare a quanto siamo ricchi! Fermiamoci a pensare cosa riuscirebbe a fare un abitante del Terzo Mondo, una donna madre e moglie in medio Oriente, un profugo - da qualunque posto del mondo egli provenga -, il nostro vicino pensionato, non con tutto ciò che ciascuno di noi possiede, di materiale e di morale, ma solamente con la cifra che si ricaverebbe dagli oggetti che portiamo nella nostra borsa: tantissimo!
Dopo aver subito il furto-scippo scivolai – com’è naturale quando accade che ci venga sottratto qualcosa di nostro, di personale – in un profondo sconforto; non possedevo più un telefono cellulare ma – peggio – non possedevo neanche più i numeri telefonici dei miei amici, salvati nella memoria del telefonino che mi era stato rubato; non possedevo più neanche la macchina fotografica che, per un caso fortuito, si trovava all’interno della famigerata borsetta, quel giorno, e non avrei potuto, quindi, scattare le foto ricordo durante il viaggio che mi accingevo a fare di lì a pochi giorni.
Mi sentii provata e privata da quell’esperienza, certo! Ma coloro che vengono privati dello stretto indispensabile per sopravvivere? E coloro che vengono privati degli affetti, strappatigli brutalmente e disumanamente da inutili - da qualunque parte giungano: SONO INUTILI! - guerre?
Passato qualche giorno, e tornata alla normalità del quotidiano, ricomprai telefonino e macchina fotografica più bella della precedente, pur rimanendo nell’ambito delle apparecchiature fotografiche piuttosto economiche, ma sicuramente “ultimo modello”. E la vita è andata avanti: non ci ho pensato più ed ho sostituito, ricomperandolo in un pomeriggio, tutto il necessario per riempire una nuova borsetta; tutto è andato avanti, fra alti e bassi, momenti felici ed attimi di sconforto, fino ad oggi...
Gli ultimi mesi non sono stati facili, credo, per molti di noi.
Dietro l’apparenza di personali momenti difficili, ho la sensazione che ci sia – anche – un senso di precarietà diffuso che si annuncia a noi tutti come l’eco lontana di un rombo, una sottile vibrazione della Terra stessa che, così, esprime il proprio profondo disagio e che è comune, forse, in questo momento, a tutti noi o, forse, a tutti coloro che desiderano possedere orecchie per avvertirlo.
Ritornando al contenuto della mia borsetta: mi sono domandata a quanti oggetti sarei VERAMENTE disposta a rinunciare per un mondo di pace.
Inizialmente, credo, lo ammetto, mi sarebbe difficile rinunciare ai miei telefoni cellulari, agli apparecchi TV che sono a casa mia (che per altro non accendo oramai quasi più, per non ascoltare banalità che ledono la nostra dignità ed i nostri sentimenti, il più delle volte), alle cosiddette “comodità” offerteci dalla “vita moderna”, insomma! Ultimamente, però, mi sto ponendo un’altra domanda: quanto meglio vivrei se, rinunciando a queste “comodità”, ritrovassi un modus vivendi più a misura d’uomo, anche se in apparenza più scomodo, e quante chances darei a “quegli altri” (quelli che non sanno neanche come sia fatto un telefono cellulare e che l’acqua corrente - figuriamoci, poi, quella calda! - neanche riescono a sognarla) perché riescano a sopravvivere? Mi sorge il dubbio che – forse – è troppo facile, per noi, commuoverci nel seguire in TV un programma sugli abitanti delle favelas ed inviare un piccolo contributo a qualche associazione che raccolga fondi, tacitando la nostra coscienza ma facendo salvi elettrodomestici, apparecchiature Hi Fi di ultima generazione, personal computer, seconda macchina, settimana bianca e quant’altro vivendo nell'illusione di possedere tante "comodità" che ci facilitano la vita, senza accorgerci di quanto sia, oramai, disumano questo nostro vivere!
Io credo che sia tempo di fare altro. Qualcosa di molto più facile ma, contemporaneamente, difficilissimo: rinunciare alle nostre piccole “borie”, riconquistando umiltà ed umanità, donando un sorriso vero, sinceramente aperto e disponibile, a chiunque incroci il nostro sguardo, rinunciando agli apparentemente piccoli – ma solo apparentemente – compromessi quotidiani perpetrati da fretta e distrazione; in una parola: cambiare profondamente, radicalmente, definitivamente la nostra vita ed i nostri valori.
Due giorni fa ho visto, durante una delle rarissime volte in cui accendo la TV, la poetessa Alda Merini – donna, a mio avviso, di profonda umanità, dal grande senso dell’humor, dell’autoironia e della dissacrazione, di quel genere di dissacrazioni che io reputo “positive”, tese a “rompere” degli schemi stupidamente sovrastrutturali – affermare che il suo essere credente le fa immaginare Dio nell’atto di volgere verso di noi uno sguardo di riprovazione per ciò che siamo riusciti a fare, ed ha affermato: “credo che Dio sia molto arrabbiato con noi!”. Io concordo pienamente con Alda.
Credo che non ci sia più tempo ne’ spazio per il rifiuto o l’emarginazione di chicchessia, neanche – o principalmente – per i motivi di principio spicciolo che ci tengono ancorati a comportamenti piccini con chi ci è più prossimo; credo che non ci sia più tempo per i facili pietismi, per i dibattiti, per gli schieramenti, per la superficialità e la distrazione, per “chi ha ragione” e per “chi ha torto”; non è più tempo di rifugiarci nei nostri appartamenti chiudendo fuori dalla porta le pene ed i problemi del mondo: abbiamo già sperimentato, da più parti, che non vi sono porte, per quanto lussuosamente blindate, abbastanza resistenti alla pressione di queste sofferenze umane!
Se la Terra crollerà sotto le sferzate folli di chi vuole combattere, comunque, per ottenere un potere terreno, cadremo noi tutti, in un affratellante silenzio di morte. Che soddisfazione!
Io sono disposta a rinunciare a molto di ciò che possiedo, inizio da oggi e, se non bastasse, sono disposta a rinunciare al resto: non penso mi serva, tutto sommato, più a granché, se mi manca la pace! Ciò che so non potrà mai essermi tolta è la dignità, e conserverò quella come vero valore.
Voglio, per me e per tutti, vedere realizzata l’utopia – sì, voglio VEDERLA, questa utopia! – stampata sui nostri volti, e che si avveri l’impossibile: che l’utopia si renda realtà e che esploda la pace, per tutti noi!
Che la pace sia apportatrice, finalmente, di umanità, che quest’umanità comprenda anche la morte - certo - ma che sia morte serena, conseguenza naturale di un aver umanamente vissuto, non dilaniata da angoscia per il futuro, da bombe, da fame, da scenari disumani e folli, dalla privazione dello stretto indispensabile per alcuni, a scapito del superfluo per altri.
Il mio messaggio non è politico, non è partitico, non desidera appoggiare nessuna associazione ne’ crearne di nuove: è un messaggio UMANO che lancio nel mare del web, da una piccola creatura ad un piccolo popolo.
Questo è ciò che desidero comunicare: ammazziamo le guerre con un sorriso vero e con vera disponibilità verso l’altro, chiunque esso sia, anche se si dichiara “nostro nemico”: è l’unico vero sforzo che noi del piccolo popolo possiamo e dobbiamo fare, perché il mondo cambia solo se prima cambiamo noi!
wwNw
we want NO wars
Angela |
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