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Ho letto che, per ripulire, ricaricare e purificare le pietre ed i cristalli terapeutici bisogna esporli ai raggi solari, altri affermano che vanno esposti ai raggi lunari; qualcun altro consiglia di ripulirli in acqua e sale, altri ancora solo con il sale. Qual è il metodo più corretto?
È possibile che una pietra si scarichi completamente, oppure la si può ricaricare con una corretta pulizia e ricarica? |
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| Angela risponde: |
Il miglior modo per purificare le pietre, a mio avviso, consiste nel porle su di un mucchio di sale non raffinato, per due motivi: il primo consiste nel fatto che il sale, grazie alle sue capacità igroscopiche - cioè possedendo una "conoscenza" di assorbimento - contribuirà ad assorbire le eventuali scorie energetiche che il cristallo ha accumulato su di sè con l'uso.
Il secondo motivo consiste nel fatto che il sale è un cristallo anch'esso e perciò - ponendo le pietre su di un mucchio di cristalli (ma anche su di una drusa di cristallo di rocca) - proveremo a ricreare, seppure artificialmente, un microclima quanto più simile, energeticamente, a quello nel quale si trovava originariamente la pietra.
Esporre le pietre ai raggi solari o lunari è - a mio avviso - una scelta personale ma non necessaria quanto la pulizia sul sale o su di una drusa; quando le pietre giacevano nel loro habitat naturale, e cioè nel sottosuolo, non erano esposte ai raggi lunari o solari, eppure lì sotto erano nel pieno delle proprie "capacità"!
Per altro è anche alquanto difficile e raro che una pietra si "scarichi" totalmente sul serio.
Approfitto per chiarire, una volta per tutte, visto che mi si pone spesso la domanda circa i presunti "scaricamenti" o "esaurimenti energetici" delle pietre, che è IMPOSSIBILE che una pietra perda completamente la propria emanazione continuando a rimanere pietra! Sono, in verità, anche un po' stufa di leggere queste affermazioni, qui e là (nel web, sui rotocalchi, in alcuni testi di cristalloterapia finanche!) ripetute continuamente e, a mio parere, a sproposito e con scarsa cognizione di causa!
L'emanazione energetica di una pietra (in linguaggio "sottile": LA SUA AURA), come ho scritto spessissimo, dipende dagli atomi e dalle molecole che la formano. Essi, muovendosi, aggregandosi e sistemandosi secondo un preciso disegno dello schema cristallino, emanano la propria energia, che è quella della pietra stessa.
FINCHÈ LA PIETRA RIMANE TALE, CIOÈ NON CAMBIA STATO DIVENTANDO QUALCOS'ALTRO - E CIOÈ NON PIÙ PIETRA - NON PUÒ NON EMETTERE LA PROPRIA ENERGIA!
Quando dovesse cambiare stato, sarebbe qualcos'altro e non più una pietra! Solo allora avrà anche modificato la propria emanazione energetica ed aurica.
Quando parliamo di "ricarica" non intendiamo un mero "cambio delle pile", bensì intendiamo ripulire la pietra dalle eventuali (E RARE) scorie energetiche che potrebbero - POTREBBERO: non è detto che sia così! - essersi posate su di essa. Anche questa ipotesi, tuttavia, è rara perchè, essendo perfetta l'energia della pietra - e non condizionata, come invece noi umani, dalla mente, dai sentimenti, dall'abiente poco sano che ci circonda - e molto meno "contaminabile", è molto più difficile che il suo campo aurico possa essere "attaccato" da agenti in dissonanza con la sua stessa energia.
La ricarica e la pulizia di una pietra, dunque, possono avvenire ponendola su di una drusa di cristallo di rocca (una drusa è un insieme di tanti cristalli) oppure su di un bel pugno di sale non raffinato per alcune ore o, al massimo, per una notte.
La pulizia in acqua e sale potrebbe risultare deleteria: premesso che non tutte le pietre posseggono le stessa durezza, perciò quelle più "morbide" potrebbero sgretolarsi, una volta bagnate, il sale, disciolto in acqua, si riduce in cristalli minutissimi non visibili all'occhio umano ma pur sempre esistenti; immergendo la pietra nell'acqua così satura di piccoli cristalli di sale si corre il rischio che quei microcristalli si insinuino all'interno di eventuali minuscole lesioni della pietra non visibili ad occhio nudo ma che pure esistono.
A lungo andare questi cristallini di sale potrebbero "forzare" le microlesioni e contribuire a formare delle spaccature.
D'altra parte il sale si usa per il motivo che ho esposto sopra, e cioè perchè è pur sempre un cristallo anch'esso, e che possiede - come abbiamo visto - capacità fortemente assorbenti.
Una pietra posta su di un letto di sale sarà "rinvigorita" dallo scambio energetico in quanto gli innumerevoli cristalli di sale creeranno un microclima rivitalizzante per la pietra stessa; essa, inoltre, verrà "ripulita" dall'energia "assorbente" del sale.
Dopo aver lasciato riposare le pietre su di un letto di sale non raffinato per una notte (o anche meno), o su di una drusa, lo scorrere di acqua corrente sulla pietra (quando è possibile: non tutte le pietre, infatti, possono essere bagnate. Alcune fra le più friabili o fra quelle ad alto contenuto di ferro o di rame ne soffrirebbero, sgretolandosi o ossidando!), per pochi minuti, sarà sufficiente per riattivare completamente la sua emanazione energetica.
Potremo riutilizzare più volte il sale dedicato alla pulizia delle pietre conservandolo in un vasetto di vetro; quando sarà divenuto lievemente grigiolino ed avrà perso la sua brillantezza, essendosi opacizzato, lo sostituiremo con del sale nuovo.
© A.Mariani - Tutti i diritti riservati. È vietato utilizzare questo testo, anche parzialmente, senza autorizzazione.
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L’USO DEI CRISTALLI TERAPEUTICI NON SOSTITUISCE L’INTERVENTO NE’ LE PRESCRIZIONI DEL MEDICO
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